Close

PETRA RESKI

Ebbene sì, e dico davvero sul serio. Come gli stimati lettori del mio blog sanno, negli ultimi tempi vado in laguna con la barca (ieri, per la prima volta, mi sono recata in un distributore di carburante e ho fatto benzina, subito dopo sono quasi scoppiata d’orgoglio).

Il video qui in basso l’ho girato dopo che, ancora una volta, abbiamo visto scendere giù acqua, attraverso il soffitto, da uno degli appartamenti Airbnb sopra di noi – e dopo essermi informata dai miei amici Facebook su cosa si possa fare quando il proprietario di un appartamento Airbnb non ripara il suo bagno. La risposta è stata: niente. Eccetto che fargli causa. Cosa che in Italia è efficace quanto lo sarebbe soffiare in aria. Per calmarmi, poco dopo, ho fatto un giro in laguna.

Affinché i lettori del mio blog possano prendere parte alle mie gite in barca, ho iniziato a girare piccoli video, un po’ come questo che vedete qui, girato nel momento in cui attraverso il bacino di San Marco, praticamente il triangolo delle Bermude di Venezia. Dove gira tutto ciò che è in grado di nuotare: vaporetti, taxi d’acqua, barconi, barche per la raccolta dei rifiuti, gondole e soprattutto barche da escursioni, i cosiddetti lancioni provenienti da Jesolo e Chioggia, che provocano un moto ondoso come quello dell’Atlantico, basta vedere qui di seguito.

La ricompensa per il moto ondoso e la peste Airbnb sono i piccoli istanti poetici che la laguna offre: come vedere alcuni veneziani a bordo di un pupparino veneziano che si esercitano per una regata. Il pupparino è un’imbarcazione a remi da diporto. Una volta il pupparino, chiamato anche puparìn, veniva utilizzato soprattutto dalle famiglie di elevata condizione sociale e appariva spesso nei colori della famiglia patrizia di appartenenza. Difficilissimo da vogare, in ogni caso.

Quella che vedete all’orizzonte è ciò che viene chiamata bocca di porto di Lido, uno dei tre accessi al mare di Venezia. Qui dovrebbe essere installato uno dei varchi del MOSE, il sistema di chiusa per l’acqua alta. Se mai verrà realizzato (probabilmente no o, per meglio dire, speriamo di no). Questo faraonico progetto, infatti, non ha solo arricchito molti politici (il più grande scandalo di corruzione italiano) e impoverito Venezia, ma minaccia anche di distruggere la laguna. E non nel momento in cui le paratoie dovessero essere azionate, ma già adesso che assistiamo all’accelerazione della velocità della corrente. Dovuta non solo alla grande quantità di calcestruzzo che è stato versato in laguna, ma anche all’escavazione del fondale lagunare: ora, durante l’alta marea, l’acqua del mare penetra più velocemente in laguna e ciò, negli ultimi anni, ha anche intensificato il fenomeno dell’acqua alta a Venezia.

Un nuovo grande progetto

Per la costruzione del sistema antimarea sono state versate in laguna già tonnellate di calcestruzzo – sono state edificate isole artificiali e sono stati scavati i fondali, tutti interventi che hanno fortemente compromesso lo stato della laguna. E siccome non è mai abbastanza, ora c’è in ballo un nuovo disastroso progetto: porta un nome che riempie la bocca, Venis Cruise 2.0. (A proposito, ma chi è che si occupa di trovare il nome a questi progetti? Intendo: Venis … per non parlare anche del demenziale 2.0., sembra quello di un cacciabombardiere. Okay, sto divagando.)

Venis Cruise 2.0. è un progetto del gruppo dell’acciaio Duferco e del politico del PD Cesare De Piccoli che è ex di tutto il possibile: ex vicesindaco di Venezia, ex viceministro dei Trasporti del governo Prodi, ex europarlamentare.

Il progetto prevede la costruzione alla bocca di porto di Lido di un terminal crociere, a distanza di 500 metri dall’isola artificiale in cemento delle barriere del MOSE. Con ciò si spera di mettere fine una volta per tutte al problema delle navi da crociera che passano per piazza San Marco. Poiché, a dispetto di tutte le dichiarazioni di cui ci si è riempiti la bocca, continua a persistere – e qualsiasi turista lo può documentare con uno smartphone, cosa che per Venezia, dal punto di vista delle pubbliche relazioni, è, ovviamente, assai controproducente.

Tuttavia, in merito all’individuazione dell’area si fanno già questioni bizantine. Poiché il terminal per le crociere non si trova affatto all’esterno, ma, come afferma il Magistrato alle acque di Venezia, all’interno della laguna.

Avanti con la distruzione della laguna

Ciò che tuttavia nelle belle animazioni al computer, negli show delle slide, nelle presentazioni PowerPoint non viene rivelato è che per questo progetto dovrebbero essere scavati altri 2.300.000 metri cubo di fondale lagunare. Ciò farebbe incrementare ulteriormente la velocità del flusso delle acque e perciò l’erosione della laguna. I passeggeri, inoltre, – ogni nave da crociera di media stazza trasporta 3000 passeggeri – devono essere trasferiti in barca insieme ai loro bagagli, cosa che significherebbe ulteriore moto ondoso e distruzione.

Il fatto che il progetto sia stato sviluppato da un gruppo privato dell’acciaio, sostenuto da un politico del PD, non mi ha sorpreso. E neppure il fatto che già l’anno scorso il progetto ha avuto il VIA (valutazione impatto ambiente), ovvero sia stato definito, dal precedente governo, “innocuo per l’ambiente” (a questo punto mia madre direbbe: “Tutto è possibile oggigiorno!”). E nemmeno che i comuni vicini di Punta Sabbioni, Cavallino-Treporti e Jesolo si siano già dichiarati apertamente contrari al progetto.

L’ambivalenza dei No Grandi Navi

Mi ha stupita, anzi, quasi scioccata sapere invece che il comitato No Grandi Navi si è schierato dalla parte del progetto, come hanno scritto i suoi rappresentanti in una lunga lettera indirizzata all’attuale ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. Un’associazione il cui più importante slogan è “Le navi da crociera fuori da Venezia”. Ehm.

Se però “fuori da Venezia” significa soltanto “dentro, alla bocca di porto di Lido”, allora è evidente che insorge un piccolo problema di credibilità che riguarda i No Grandi Navi. Della serie: qui a Venezia le navi da crociera ci disturbano, ma ci è sufficiente non vederle più.

Suona un po’ come “predichiamo bene, ma razzoliamo male”: l’ambivalenza dei No Grandi Navi consiste nel fatto che vorrebbero tenere il piede in due staffe, in quella dei sindacalisti e in quella degli ambientalisti. Di conseguenza, non hanno il coraggio di ammettere che la storia dei posti di lavoro che sono stati creati grazie all’industria crocieristica di Venezia è una favola a cui neppure le stesse compagnie crocieristiche hanno creduto.

Anni fa il professore veneziano di economia Giuseppe Tattara ha effettuato l’analisi costi-benefici ed è giunto alla conclusione che i costi dell’industria crocieristica (spartita tra i tre gruppi che dominano il mercato: Carnival, Royals Caribbean International e Norwegian Cruise Lines/Star Lines) superano di gran lunga l’utile.

Le grandi navi veramente fuori dalla laguna!

In realtà si dovrebbe pretendere che: le grandi navi restino totalmente fuori dalla laguna. In origine la laguna era profonda, in media, solamente un metro e mezzo, motivo per cui fino ad oggi il porto veneziano non sarebbe fatto per le navi da carico. Negli anni ‘60 è stato scavato il canale dei petroli, un canale navigabile per le petroliere dello stabilimento petrolchimico di Marghera – una delle cause, innescate dall’uomo stesso, dell’acqua alta a Venezia.

Le grandi navi dovrebbero attraccare solamente in porti con fondali profondi, per esempio a Trieste. Da dove si potrebbe raggiungere comodamente Venezia con un treno ad alta velocità. Ma accade esattamente come con gli interessi delle aziende multinazionali: anch’essi hanno alle spalle potenti gruppi di interessi. Per il momento Venezia continua ad apparire in questo modo:

Ma si sa, la speranza è l’ultima a morire.

(Traduzione dal tedesco di Stefano Porreca)

Per chi vuole approfondire la vicenda del progetto Duferco nella laguna, allego le due lettere che ha mandato lo scrittore e regista Enrico Ricciardi alla Nuova di Venezia:

NO GRANDI NAVI-L’INGANNO DEGLI SLOGAN

Il 29 e il 30 settembre saranno giorni di grande mobilitazione per gli aderenti al Comitato NO-GRANDI NAVIche, nel loro altisonante proclama, sono decisi a montare sulle fluide barricate acquee e difendere, cito alla lettera: finanche con i loro corpi … chi sta mettendo a rischio l’intero ecosistema lagunare e l’idea stessa di Venezia…svilita a parco giochi …per il peggior turismo invasivo e cafone. Il tutto accompagnato con un altro condivisibile slogan: Fuori le Grandi Navi dalla Laguna  e, su altro volantino comparso in questi giorni sui muri della Città (mi pare senza il timbro delle Affissioni) in cui ci si schiera, molto più genericamente, contro le Grandi Opere, se grandi opere significa, nello specifico, escavo di nuovi e vecchi canali. Francamente sarei con entusiasmo fra i partecipanti di questo Comitato se gli “slogan” mantenessero il loro reale significato e non venissero, invece, contraddetti da ciò che il suddetto Comitato, in una lettera indirizzata al Ministro delle Infrastrutture e Trasporti Toninelli, auspica invece venga data realizzazione al progetto alternativo denominato Venice Cruise 2. che prevede un nuovo Terminal Crociere fuori della Laguna, alla Bocca del Lido. E’ vero che uno slogan deve essere sintetico e come parola d’ordine deve sottintendere un pensiero compiuto ben più ampio, ma come si fa essere perentori sulNO!Grandi Navise le si vuole in definitiva spostare solamente da una parte all’altra della Laguna? In sintesi da Santa Marta alle due dighe di Punta Sabbioni (più su questo lato) e S. Nicolò. Sarebbe più giusto dire SI! Grandi Navi, ma da un’altra parte. Vale a dire sposto il disagio che attualmente subiscono gli abitanti circostanti alla Stazione Marittima e lo affibbio a quelli di un’altra zona.

Concedo che in questo caso le navi non passerebbero più per il Bacino S. Marco, ma poiché la Stazione Marittima manterrebbe ancora le funzioni attuali di accoglienza,i passeggeri verrebbero ivi trasportati mediante una cospicua flotta di catamarani, a cui aggiungasi quella per i bagagli, più un’altra del personale e ancora i ferry boat per gli approvigionamenti. Tenuto conto che le navi di media stazza portano una media di 3000 passeggeri (senza equipaggio) si può benissimo immaginare l’intasamento nel bacino S. Marco già ora abbondantemente congestionato. Dal progetto Venice Cruise 2. è  previsto di sbarcare una parte di questi passeggeri anche sulla Riva degli Schiavoni. Vedere per credere cos’è la Riva a degli Schiavoni in estate con i Lancioni che sbarcano e imbarcano i turisti che vengono da Punta Sabbioni.

Anche lo slogan Fuori dalla Lagunaè altamente rassicurante a prima vista, ma altrettanto ingannevole poiché il posizionamento delle navi tra le due dighe è a tutti gli effetti dentro la Laguna.Non lo dico io, ma un competente funzionario del Magistgrato alle Acque che, messo il dito sulla carta nautica della Laguna di Venezia appesa nel suo ufficio sul punto dove dovrebbero posizionarsi le navi in questione, afferma senza esitazione che ci troviamo in Laguna. Se poi vogliamo considerare il termine diImboccatura del Porto di Lidocome ”fuori della Laguna”, allora si intende giocare sulle parole poiché la struttura del Venice Cruise si troverebbe solo un metro più in là della cosiddetta Laguna interagendo con essa in tutte le sue funzioni. E non lo dico io, ma il progetto stesso del Proponente: la Ditta Duferco Sviluppo srl e DP Consulting srl che non ha scopi filantropici ma una progettualità economico-industriale, al pari di quella che attualmente gestisce lo scalo marittimo. Per obbiettività ho letto con attenzione tutte le 87 pagine del progetto presentato per la Valutazione Ambientale e devo dire che si è rivelata una lettura di estremo interesse, ampiamente dettagliata e comprensibile anche ad un non addetto ai lavori come il sottoscritto. Un progetto “sincero”nel confrontarsi con tutte le possibili problematiche dell’ecosistema lagunare in cui viene calato, segno che anche da parte del Proponente c’è la consapevolezza di trovarsi in territorio lagunare. Ma non si può dire che non sia impattante sul predetto ecosistema per quanto riguarda il possibile inquinamento derivante dai fumi, dagli scarichi, dalle emissioni acustiche, dalla variazione paesaggistica, dalla gestione del traffico marittimo, ecc,  – sia in  fase di realizzazione, sia in fase di utilizzo – che non può che avere conseguenze  negative inoltre, sia sui flussi marini, sia sulla dimensione territoriale circostante caratterizzata da residue zone naturalistiche ambientali come quella di Punta Sabbioni e di S. Erasmo con il suo ineguagliabile Bacan.

Non so quanti di coloro che parteciperanno alle manifestazioni in programma hanno letto   questo progetto? Ho parlato con molte persone che hanno fatto propri gli slogan del Comitato. Nessuno sa, (e nessuno glielo dice) per esempio, che il progetto Venice Cruise per realizzarsi è costretto a dragare 2.300.000 (duemilionitrecentomila) metri cubi di sedimenti per poter installare tutte le strutture di accoglienza delle navi. Non penso sia indolore una variazione del flusso di marea in entrata conseguente a questo possibile scavo.

In barba ad un referendum che proprio il Comitato NO! Grandi Navi ha indetto, con successo, l’anno scorso contro lo scavo di nuovi canali in Laguna.

Per tutte queste contraddizioni, non ultima quella di un Movimento ambientalista che sostiene il progetto di una struttura privata, non ci sarò alla manifestazione. Tuttavia come ho visto in passato non vorrei sentire gridare al passaggio di una Grande Nave con i passeggeri schierati di fronte: “Non vi vogliamo!” Non tutti capiscono che l’invito viene rivolto principalmente alla Grande Nave, ma i passeggeri sono incolpevoli e non tutti sono beceri e cafoni. Pur avendo delle ragioni di fondo che condivido, suona male in bocca a dei veneziani che hanno nell’accoglienza una lunghissima e storica tradizione.

Enrico Ricciardi

*

FUORI DALLA LAGUNA – UN ARTIFICIO RETORICO

Sulla Nuova del 2 ottobre appare un fuoco concentrico da parte dei big Zitelli e Danella di Ambiente Venezia ed in sintonia con il Comitato No! Grandi Navi, a sostegno del progetto Duferco – De Piccoli che prevede un approdo delle Grandi Navi all’imboccatura del Porto di Lido – 500 metri più in là dell’Isola del Mose – come precisa, in un altro intervento lo stesso De Piccoli pubblicato ugualmente per ben due volte da questo giornale. Di quest’ultimo, lo stesso Danella riporta l’assioma che il citato progetto si trova “fuori dalla Laguna” definendo – motu proprio – che adesso la linea di demarcazione tra mare e laguna è data dall’Isola del Mose e non dalla traccia che unisce i due fari al termine delle dighe foranee, come sostenuto da un’istituzione con maggiore autorità quale è il Magistrato alle Acque. La disquisizione se il progetto è all’interno o all’esterno della Laguna, tuttavia, risulta valido, al netto degli artifici retorici, soltanto per far passare nell’opinione pubblica il concetto che tutti i problemi inerenti il passaggio delle navi e il mantenimento del fragile ecosistema lagunare si risolvono trasferendoli dalla Marittima in un’altra parte al di là del Mose che pur è attigua soltanto di 500 metri all’area che si vuole preservare. Ma anche concesso, in astratto, che siamo “fuori della Laguna” i sostenitori di tale progetto, che ancora in maniera contradditoria a quanto si afferma a parole è un bel servizio ad un’impresa privata come la Duferco, tacciono su una questione fondamentale che per realizzarlo occorre scavare 2.300,000 (duemiliontrecentomila metri cubi di fondale – come recita il progetto stesso della Duferco) e non serve essere grandi ingegneri idraulici per immaginare l’alterazione che questo può comportare sull’equilibrio idrogeologico lagunare. Tale circostanza dovrebbe essere ben presente e ricordata da chi usa i mezzi di informazione ogni qual volta si citano le alternative ipotizzate con il termine “fuori della Laguna”. Non mi dilungo sugli aspetti realizzativi dell’eventuale trasporto dei passeggeri dall’imboccatura del Lido alla Marittima o alla Riva dei sette Martiri, ma ritengo che occorre prendere onestamente atto che, in ogni caso si voglia risolvere il problema delle Grandi Navi, o in Marittima, o a Marghera, o al di là del Mose, vi saranno solo conseguenze negative per Venezia e la sua Laguna salvaguardando soltanto i potenti interessi economici privati in gioco. Non che questi siano illegittimi, ma in questo caso sarebbero garantiti solo da politiche di corto respiro.

Enrico Ricciardi



© Copyright 2021 – Informazioni sul copyright

Tutti i contenuti di questo sito Web, in particolare testi, fotografie e grafica, sono protetti da copyright. Se non diversamente specificato, il copyright è di Petra Reski. Vi prego di contattarmi se si desidera utilizzare il contenuto di questo sito Web. Chiunque violi la legge sul copyright (ad es. Immagini o testi copiati senza autorizzazione) è punibile secondo la Legge 22.04.1941 n. 6338 e L’art. 185 Legge sul diritto d’autore.

Leave a comment

Your name
Your email address
Website URL
Comment