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PETRA RESKI

Ho iniziato una nuova vita. La vita in barca. “Ma come?” Vi starete chiedendo. “Vive a Venezia da tanti anni (le donne non danno cifre esatte) e non ha mai avuto la barca? Ma non ne hanno una tutti i veneziani?”

No, non ce l’hanno. Avere una barca a Venezia non è un problema, il problema consiste nel disfarsene. Qui i posti barca sono rari quanto il rinoceronte bianco settentrionale. Ogni volta che viene indetto un bando per l’assegnazione degli ormeggi disponibili i veneziani si accalcano nel municipio, per poi, se hanno avuto la fortuna di vedere esaudite le loro richieste, accendere un cero alla Madonna Nera nella chiesa della Salute.

Inoltre non tutti i posti barca sono uguali. Ce n’era stato assegnato uno in un canale stretto pieno di taxi d’acqua, gondole e soprattutto barche della raccolta rifiuti (la corazzata Potëmkin nei canali di Venezia) – qui una topetta, la tipica imbarcazione veneziana per la pesca, ha vita breve.

(Quella nella foto è un po’ più grande della nostra, se fosse questa, avrei delle difficoltà).

Per questo motivo, da molto tempo avevo perso la speranza di una vita in barca – fino a quando, inaspettatamente, la sorte ci ha riservato un ormeggio. Dove non lo dico, nel caso in cui conosciate altri veneziani che potrebbero diventare invidiosi. In ogni caso, per il posto barca dobbiamo pagare un affitto alla città di Venezia: un canone per l’occupazione dello specchio d’acqua.

E così si dà il caso che ora stia imparando a guidare una barca. 

Con il piccolo e felice particolare che non devo superare nessun esame di guida: il motore della mia topetta è così piccolo (le donne non danno mai cifre esatte) che non ho bisogno di una patente. Solo di un po’ di pratica. Che intende insegnarmi il mio istruttore guida, un veneziano d.o.c.

REGOLE FONDAMENTALI

Regola numero uno: si guida con la sinistra. (I destrimani devono abituarsi).

Regola numero due: si dirige il timone nella direzione in cui non si vuole andare.

(Ci vuole molto tempo per abituarsi. Poiché naturalmente la topetta non ha un timone a ruota, a Venezia ci si prende gioco delle imbarcazioni con timone a ruota. Il timone a ruota è una cosa da topi di campagna, chiamati dai veneziani affettuosamente campagnoli).

Regola numero tre: Si frena inserendo la retromarcia.

(Manovra particolarmente ostica quando si deve andare veloci. In questo caso scatta il riflesso incondizionato del conducente d’auto e si guida solo nella direzione desiderata, pertanto si dirige il timone nella direzione sbagliata, e quando ce ne si rende conto, si vira bruscamente, ma la barca prosegue impassibile proprio perchè non dispone di freni, ma soltanto di questa retromarcia che tuttavia non funziona come un freno vero e proprio).

Regola numero quattro: in linea di massima il traffico a Venezia è regolato come sulla terraferma, quindi con la guida a destra.

(In linea di massima).

Regola numero cinque: la guida a destra non vale quando passa una gondola.

(Se questa ci giunge incontro in un canale stretto, bisogna – con molta, molta cautela – passarle accanto dal lato in cui si trova il remo. Quindi a sinistra.)

Regola numero sei: le gondole hanno sempre la precedenza.

Equipaggiata di queste regole fondamentali, la mia prima lezione guida ha avuto luogo nel canale della Giudecca. Obiettivo: guidare da una riva all’altra. La riflessione del mio istruttore è stata: okay, cosa può succedere di così grave, il canale è abbastanza largo, non passano gondole che potrebbe affondare, va bene, un paio di barche a motore, ma poi?

Eh, insomma. Il canale della Giudecca non è propriamente adatto ai principianti. Imparare qui a guidare la barca è come mettere al volante qualcuno che non ha mai guidato l’auto nel bel mezzo del grande raccordo anulare di Berlino. Nel canale della Giudecca c’è un moto ondoso come quello del Pacifico meridionale. Ho tentato, per quanto possibile, di tenere testa alle onde gigantesche provocate dal passaggio di innumerevoli barconi, vaporetti e imbarcazioni per escursioni: “bisogna tagliare l’onda di lato, obliquamente”, mi ha detto l’istruttore. Più facile a dirsi che a farsi, perché mentre si è intenti a tagliare di lato, obliquamente, un’onda, altre dieci gigantesche si infrangono da tutte le direzioni. Quando mi sono girata un attimo e ho alzato lo sguardo, ho visto improvvisamente un casermone nuotarmi addosso.

Nel weekend, del resto, getteranno l’ancora ben otto (!) navi da crociera nel porto di Venezia. Questo solo per il tema: “Come? Ma non erano vietate?”

Ebbene, ce l’ho fatta. Yesss! Ho attraversato il canale della Giudecca. Il mio battesimo di fuoco.

In seguito mi sono sentita come Charles Lindbergh dopo la prima traversata senza scalo dell’Atlantico. O come Amalia Earhart dopo il volo in solitaria sull’Oceano Pacifico. O come Vasco da Gama dopo la circumnavigazione del capo di Buona Speranza. In ogni caso molto, molto orgogliosa.

(Traduzione dal tedesco di Stefano Porreca)

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