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PETRA RESKI

Francamente, se il sindaco di Venezia mi avesse lodato per il mio articolo, sarei stata seriamente preoccupata. Ma le reazioni furibonde al mio articolo sulla FAZ, che mi ha portato ad essere attaccata a Venezia sia dal Sindaco e dai suoi compagni d’armi della stampa locale, sia dalla sinistra ortodossa, che ha governato Venezia per 25 anni, mi hanno rassicurata.


»Lotterò sempre per garantire la libertà della stampa, ma con la stessa determinazione combatterò ognuno che vuole danneggiare la reputazione di Venezia come è successo con l’articolo Voci battagliere in città di Petra Reski (FAZ-Reiseblatt del 16 Luglio). Ebbene, che il sindaco abbia una visione un po’ idiosincrasica della libertà di stampa o di espressione è noto a Venezia da molto tempo: »Abbiamo segnato tutto, nomi e cognomi. Sappiate che seguiamo giorno per giorno tutto quello che viene scritto. Scrivete pure, fate pure le vostre campagne e propagande politiche pessime. (…) Per il resto ne riparleremo«, ha minacciato solo nell’aprile di quest’anno, che ha prodotto l’hashtag #segnatiancheilmionome su Twitter e ha costretto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio a richiamare all’ordine il sindaco: “Libero il sindaco Brugnaro di difendersi da offese o da ogni altro gesto che travalica il confine della civiltà e della legalità. Ma nell’assistere a messaggi che sanno di avvertimento nei confronti di chi avanza critiche sul suo operato, si ha l’impressione che, ad essere superato, sia il confine istituzionale. Ritengo non sia accettabile, tanto più se viene da chi ha responsabilità pubbliche, ogni forma di comunicazione che tende ad intimorire i cittadini e a limitarne il diritto di critica e la libertà di pensiero”.

Come giornalista, mi attengo ai fatti. E a Brugnaro, non potendo contraddire i fatti elencati nel mio articolo, non rimane altro che un goffo tentativo di diffamare il mio lavoro con l’accusa generica di raccontare “storie false”. Avrei voluto sapere cosa c’è di così “falso” nel fatto che abbia spinto la svendita di Venezia a ritmi vertiginosi, senza mai perdere di vista i propri interessi: l’acquisto dell’isola di Poveglia, le proficue vicende della sua Scuola della Misericordia e, non ultima, la vendita – finora fallita – dei Pili, i suoi 40 ettari a Marghera.

Che la stampa locale veneziana è ansiosa di entrare nelle grazie del sindaco e cerca di superarsi con articoli a tutta pagina e titoli marziali come “Venezia-Germania: Attacco a Brugnaro” e più recentemente: “Brugnaro: campagna della Germania” non sorprende. Né è sorprendente che il sindaco scriva una lettera alla FAZ – pubblicata il 7 agosto – in cui sostiene delle cose di cui noi a Venezia sappiamo che non corrispondono ai fatti. Tanto per fare un esempio, non esiste affatto un “blocco di apertura di nuovi alberghi, bar e ristoranti in zone prestigiose della città”, una deliberazione che non è tale perché, come ha criticato, tra gli altri, Italia Nostra, è stata minata da innumerevoli deroghe. Non c’è traccia né della fantomatica “commissione d’ingresso” né degli altrettanto fantomatici 500 giovani funzionari della polizia municipale.

E siccome anche l’Unesco, per il resto molto indulgente nei confronti del Comune di Venezia, considera ormai insufficienti gli sforzi di Brugnaro per preservare Venezia – critica lentezze e inadeguatezze nell’affrontare le criticità legate al turismo e all’ambiente, il basso livello di impegno sul tema della residenzialità, e che l’allargamento dell’aeroporto, e i numerosi nuovi alberghi e ostelli, sono in netto contrasto con la riduzione del numero di turisti richiesta dall’Unesco – ecco perché Venezia continua rischia di essere cancellata dalla Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Questo ha pure suscitato recentemente un’interrogazione parlamentare della senatrice Oriella Vanin.

Il fatto che a Brugnaro vengano dedicate intere pagine sulla stampa locale veneziana per i suoi attacchi alla libertà di stampa e la sua propaganda elettorale è – purtroppo – consuetudine a Venezia. Tanto più disgustosi sono i numerosi attacchi personali contro di me, la mia etica professionale e di conseguenza anche contro la FAZ: A differenza di Luigi Brugnaro, io non ho conflitti d’interesse, non sono impegnata con nessun partito o padrone, ma solo con la mia coscienza. Sono una giornalista freelance e da decenni mi occupo di Venezia. Chiunque conosca i miei articoli, pubblicati tra l’altro sul FAZ, sa che il mio atteggiamento non è mai cambiato. Nemmeno da quando io, non volendo continuare ad assistere e guardare semplicemente il dramma veneziano, mi sono unita agli insorti a Venezia e sono entrata a far parte della Lista civica di veneziani “Terra e Acqua 2020”. Che considero solo la logica conclusione del mio impegno per la mia città, dove sono a casa e famiglia da trent’ anni.

 

 



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    Stefano
    8. August 2020

    Lucida, mai banale o volgare, precisa nell’analisi. Complimenti!

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    Osservatore Crucco
    8. August 2020

    Ma ha scritto veramente “Stato da Tera” e “Stato da Mar”, intendendo con questo i bronx di Terraferma e la Gloriosa Venezia? Sapevamo già prima del suo orizzonte culturale da boaro (senza offesa ai boari), ma si poteva almeno sperare in un minimo di conoscenze storiche nel suo entourage per evitare un faux-pas del genere.

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      reski
      11. August 2020

      Ecco il testo integrale (amorevolmente pubblicato da Ytali): https://ytali.com/2020/08/08/caso-reski-brugnaro-scrive-alla-faz/ Ma che non sappia cosa vuol dire né “Stato da Mar” né “Stato da Tera” non sorprende. Magari la persona che scrive per lui avrebbe fatto bene almeno consultare Wikipedia prima della pubblicazione. E anche Ytali avrebbe fatto bene di rimarcare gli errori e bugie contenute nella letterina di Brugnaro. Ma apparentemente si sono risentiti molto più dal “Caso Reski” che dagli errori del sindaco il quale ha sempre goduto da grande indulgenza da parte la sinistra ortodossa a Venezia.

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