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PETRA RESKI

Se gli eventi seguono la legge della serialità, dopo il mancato incidente provocato domenica scorsa ad opera della Costa Deliziosa (già i nomi spaventosi di questi mega mostri dovrebbero far nascere un sospetto in tutte le persone ragionevoli) e la tragedia della MSC Opera, molto presto assisteremo a un terzo disastro.

Qui possiamo vedere come, a causa della burrasca, la nave abbia rischiato di finire contro la riva ( tra Riva degli Schiavoni e i giardini della Biennale) e come soltanto i tre rimorchiatori abbiano provveduto a evitare il peggio: dopo che la MSC Opera si è schiantata contro la riva, il numero dei rimorchiatori è stato fatto salire a tre.

Nel seguente video (girato dallo scrittore veneziano Roberto Ferrucci) vediamo quanto vicina alla riva fosse la crociera lunga ben 300 metri – e come questa stesse per tamponare lo yacht “Elisia” che in quel momento era ormeggiato in riva e i cui passeggeri, all’ultimo minuto, si sono dati alla fuga in preda al panico. Il suono che sentiamo, infatti, non è dovuto a un corno da nebbia, ma a un segnale di soccorso: si salvi chi può!

Il fumo nero (in questo caso non voglio parlare delle polvere sottili e di ciò che queste comportano per Venezia e i veneziani: la città lagunare, assieme a Barcellona e Palma de Maiorca, è uno dei porti con il più alto tasso di inquinamento atmosferico …) che fuoriesce dai rimorchiatori lascia intuire a quale sforzo questi abbiano dovuto essere sottoposti per evitare che la nave entrasse in collisione con la riva. Durante la manovra uno dei rimorchiatori ha praticamente bruciato il motore, come hanno raccontato i quotidiani di Venezia.

Secondo quanto riportato da testimoni oculari, la nave da crociera si trovava a soli cinque metri dallo yacht ancorato a riva.

Nel frattempo la Procura di Venezia sta indagando per capire di chi sia la responsabilità per aver fatto salpare la nave da crociera nonostante le cattive previsioni del tempo – dopotutto, perfino il traffico dei vaporetti è stato interrotto per un quarto d’ora a causa delle avverse condizioni meteorologiche.

In questo video vediamo come la Costa Deliziosa abbia in sostanza fatto rotta in direzione della riva:

A questo punto, naturalmente, vi starete domandando: cosa succederà ora?

Secondo la mia opinione educata al detto italiano “a pensar male molto spesso ci si azzecca”: nulla. O per meglio dire: nulla che possa salvare Venezia. Finché non ci scappa il morto, non succede un bel nulla.

Il sindaco imprenditore incensato dalla Süddeutsche Zeitung, Luigi Brugnaro, ha immediatamente utilizzato l’incidente per polemizzare contro il Ministro delle Infrastrutture Toninelli – che ha scelto come suo bersaglio preferito da quando quest’ultimo ha respinto la “soluzione” di far attraccare le navi da crociera nel porto industriale di Marghera, accanto alla raffineria. Affinché le Grandi navi possano dirigersi a Marghera, è necessario scavare il canale Vittorio Emanuele, il che rovinerebbe una volta per tutte l’equilibrio naturale già ampiamente danneggiato della laguna. Il canale di Malamocco, scavato negli anni ’60 per fare entrare le petroliere, ha già trasformato la laguna in un braccio di mare incrementando la velocità delle correnti e trascinando così i sedimenti della laguna in mare aperto.

L’Unesco e la legge di Murphy

E poiché la legge di Murphy vale anche per Venezia, durante la sua ultima riunione a Baku il comitato per il patrimonio mondiale Unesco ha deciso di “salvare” Venezia, il che significa che non le verrà tolto, come previsto in un primo momento, il titolo di “Patrimonio dell’umanità”. Una notizia, tuttavia, che non solleva affatto i veneziani, ma li affligge ancor di più: chi ha questi amici, non ha più bisogno di nemici. A esser sollevato è solamente il sindaco imprenditore Brugnaro – tanto più che il comitato per il patrimonio mondiale non si è fatto scrupoli di approvare la “soluzione” di Porto Marghera.

Come scrive Anna Somers Cocks, la storica dell’arte americana ed ex-presidente di “Venice in Peril“, nel suo saggio, il comitato per il patrimonio mondiale Unesco è degenerato in un balletto diplomatico tra paesi che utilizzano il titolo di Patrimonio mondiale solo per progetti di sviluppo economico.

La storica dell’arte ha anche sottolineato che il maggiore azionista della società portuale veneziana VTP è la società di crociere turca Global Ports Holding. Per chi ancora non lo sapesse: il porto passeggeri di Venezia è stato privatizzato, i maggiori azionisti sono le compagnie di crociera e il gestore dell’aeroporto veneziano, la SAVE s.p.a. Il che è un po’ come mettere bastoncini di dinamite nelle mani di un piromane.

Non voglio fare l’uccello del malaugurio, ma in qualche modo ho l’impressione che questi due incidenti siano solo una prova generale per qualcosa che deve ancora venire.

Traduzione dal tedesco di Stefano Porreca

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