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PETRA RESKI

Sulle pagine economiche la Süddeutsche Zeitung ha dedicato dello spazio alla città di Venezia. Super, ho pensato. Certamente si dirà come sia insensato il turismo che da decenni affligge Venezia. Sicuramente si riporteranno quanti posti di lavori sono andati distrutti a causa del turismo di massa promosso dalle multinazionali o, per meglio dire, quanti ne sono stati stroncati sul nascere. Il lettore verrà senza dubbio informato, inoltre, che il progetto economico dei sindaci di Venezia degli ultimi tre decenni può essere riassunto con “I veneziani fuori e i turisti dentro”: a partire dal 1993, Venezia è stata ininterrottamente governata dal partito di “sinistra” PD, primo fra tutti dal “sindaco filosofo” – molto amato dai media – Massimo Cacciari.

E senz’altro si leggerà che l’ultimo sindaco di “sinistra” (faccio fatica a dirlo) Orsoni, mentre era in carica, è stato arrestato perché coinvolto nello scandalo delle tangenti sul MOSE, il sistema di dighe mobili contro l’acqua alta. Ecco perché, in seguito, è “sceso in campo” (è così che si è espresso Berlusconi quando ha preso la decisione di sacrificarsi per l’Italia) il presidente dell’agenzia per il lavoro Umana SPA,Luigi Brugnaro,– il quale non è aperto né a destra né a sinistra, ma a tutti i fronti. E da ogni punto di vista.

L’anno scorso voleva vendere 44 ettari di terreno incolto, sito in Marghera e acquistato dallo Stato italiano per soli 5 (cinque!) milioni, a un investitore cinese per un costo che oscillava tra i 200 e i 360 milioni. Un’operazione che sarebbe andata in porto se solo l’opposizione non si fosse messa di traverso e non avesse reso noto il conflitto di interessi. E questo è solo uno dei tanti affari del sindaco di Venezia.

Quando ho letto l’articolo della Süddeutsche Zeitung, sono rimasta a bocca aperta. Neppure Il Gazzettino avrebbe mai avuto l’ardire di fare una sviolinata del genere:

Brugnaro ne ha piene le tasche della retorica della decadenza che la città coltiva da decenni. Si presenta come l’uomo del fare; come un uomo dinamico che spinge per soluzioni concrete.

Leggo. E ancora:

Dà sfogo alla sua rabbia a bordo di un elegante motoscafo in mogano.

E:

“Perché minimizzare l’importanza del turismo?”, domanda il sindaco Brugnaro.

E:

Il turismo delle Grandi Navi, per lui, va recintato, non bandito. Non sarà facile, l’inerzia della popolazione è enorme e il governo di Roma ostacola la soluzione.

(Ora, la parola “recintato”: come suona carina. Come se le navi da crociera fossero piccoli caprioli per i quali occorre costruire un recinto perché non tornino a mangiare la corteccia degli alberi. Mi chiedo inoltre di quale inerziaparli, in una città in cui soltanto pochi giorni fa 5000 veneziani hanno manifestato contro le navi da crociera.)

Venezia trae la sua ricchezza essenzialmente dal malloppo derivante dall’invasione dei visitatori mordi e fuggi, ha la dubbia fama di capitale del selfie.

“Malloppo”, holla, finalmente qualcuno che non ha peli sulla lingua. Il sindaco sarà stato davvero contento di aver potuto finalmente dare sfogo alla rabbia stando a bordo del suo elegante motoscafo in mogano, dinanzi agli occhi della SZ. Evitando, così, di farsi venire anche un’ulcerapeptica.

Per quanto riguarda il “malloppo derivante dall’invasione dei visitatori mordi e fuggi”, sarebbero bastatati un paio di click per sapere che l’industria crocieristica comporta per Venezia più costi che ricavi. Il veneziano Giuseppe Tattara, professore di economia, ha ripartito l’analisi costi-benefici tra Venezia e le navi da crociera e ha dimostrato che i costi dell’industria crocieristica (in mano ai tre gruppi che dominano il mercato: Carnival, Royal Caribbean International e Norwegian Cruise Lines/ Star Lines), in termini di danni all’ambiente, inquinamento atmosferico e distruzione dei mari, superano di gran lunga i ricavi. E ciò senza che siano stati presi neppure in minima considerazione i danni inflitti alla salute dei veneziani, all’equilibrio naturale della laguna, ai rinforzi delle rive e alle fondamenta dei palazzi.

E, naturalmente, Brugnaro non intende minimizzare il turismo a Venezia, tutto al contrario. Analogamente ai suoi predecessori, considera Venezia non come uno spazio vitale, bensì come una macchina da soldi. Per Venezia, al di là dei comunicati – per lo più a mezzo tweet –, non ha fatto niente di concreto, a eleggerlo è stata la terra ferma, non i veneziani. Sperare che nutra propositi come quello di preservare la vita a Venezia non è possibile, all’opposto. E niente può cambiare la situazione, né i tornelli (già smontati) né l’immaginaria tassa d’ingresso (che presumibilmente non verrà mai introdotta). Per lui, così come per i suoi predecessori, si tratta, piuttosto, di sbarazzarsi anche degli ultimi 52.649 veneziani (dato del 21 giugno 2019) rimasti in città.

Il salone nautico, che favorisce l’ossequioso giornalismo dei comunicati stampa della migliore qualità, allieterebbe il cuore dei veneziani se sotto ci fosse qualcosa di più che un mero spot: anche in questo caso, Venezia continua a essere sfruttata solo come una vetrina. Il merito spetta ad altri. Il salone nautico, dopotutto, altro non è stato se non un fantastico Tupperware party in una grandiosa cornice.

A dare il ciak alla scena, del resto, sono state le frecce tricolori. Anch’io, come molti altri veneziani, vedendo lo squadrone ho pensato alla tragedia di Ramstein e mi sono chiesta perché Venezia, questa fragile città, assieme ai suoi abitanti e visitatori, debba essere immotivatamente esposta a un tale pericolo: solo perché c’è in gioco uno spot a favore di un’amministrazione comunale che non ha altro obiettivo se non quello di vendere Venezia in piccole porzioni?

Ovviamente, la SZ è andata subito in soccorso dell’imprenditore Brugnaro quando questi ha colto l’occasione per criticare il ministro delle Infrastrutture Toninelli – che fa parte dei grillini continuamente denigrati dal quotidiano tedesco. Ora, semmai c’è qualcosa che può essergli rimproverato, non sarà di certol’aver rifiutato di ampliare il canale Vittorio Emanuele: é uno dei pochi meriti di questo ministro. Ricordiamo però: il ministro è in carica da un anno. Tutto quanto è accaduto a Venezia, compreso il piano di escavare il canale Vittorio Emanuele, è stato progettato dai scorsi governi. E già allora questa bolla di sapone veniva diffusa, tramite copia e incolla, da molti giornalisti acritici.

Colpisce come in nessun punto la SZ sia stata in grado di spiegare al lettore cosa comporterebbe se il canale Vittorio Emanuele venisse scavato: con l’alta marea sempre più acqua del mare entrerebbe in laguna – la quale, a causa dei precedenti scavi, è già diventata un braccio di mare: sono stati gli uomini a creare l’acqua alta a Venezia.

Il passaggio più bello, naturalmente, è quello in cui la SZ racconta come il sindaco si sia affrettato per recarsi a Burano (“fuori nella laguna”) alla messa del funerale della merlettaia Emma Vidal, scomparsa a 103 anni.

Stavo quasi per scoppiare in lacrime.

Traduzione dal tedesco di Stefano Porreca

 

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