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PETRA RESKI

Sarà perché sono tedesca. Ma il termine “indagine conoscitiva” mi suonava rassicurante. Sopratutto nel contesto della #TruffaDellaXylella – una storia ricca di follie. Come puoi definire in altro modo la distruzione di un paesaggio culturale che viene promossa istituzionalmente?

Oggi, cinque anni dopo la “scoperta” della presenza della Xylella nel Salento, non esiste ancora nessuna prova scientifica che il batterio sia veramente la causa del disseccamento degli ulivi nel Salento. Ma la teoria viene venerata come l’immacolata concezione: la Xylella è diventata un dogma difeso a spada tratta dalla Regione Puglia, dall’Unione Europea, dagli rappresentanti delle categorie (Coldiretti etc.pp.) e da varie lobby.

Viene taciuto il fatto che tanti campi sperimentali ormai dimostrano come si possano curare gli uliveti disseccati con metodi naturali (alcune sperimentazioni sono state finanziate anche con fondi regionali della Regione Puglia). Detto in parole povere: La Xylella è indispensabile per fornire il pretesto per la distruzione legalizzata del Salento.

Dunque un indagine ci vuole, anzi sarebbe già in ritardo, visto che ormai da 4 mesi è in carica il “governo del cambiamento” – con una maggioranza Cinquestelle, per i quali la lotta contro la #TruffaDellaXylella appartiene al DNA.

Immaginavo allora che l’indagine conoscitiva approfondisse i lati oscuri della #TruffaDellaXylella. Facendo domande come: Perché si parla di milioni di alberi infetti se in realtà sono meno dell’1 per cento? Perché ci si affida acriticamente a delle ricerche che non corrispondono agli standard internazionali che regolano le pubblicazioni scientifiche? Perché non si sa ancora dove erano i campi sperimentali della Monsanto (oggi Bayer) nei quali si verificava l’effetto del loro erbicida Round Up Platinum, a base di glifosato, erbicida ritenuto cancerogeno? Perché non si parla delle cure efficaci contro il disseccamento?

Con mio grande stupore, invece, la Commissione Agricoltura ha dato fino ad ora ampio spazio ai noti difensori della Xylella (chiamare “esperti” i rappresentanti delle categorie come Coldiretti o funzionari il cui compito consiste nell’applicare le misure decise nei piani alti della politica regionale e europea mi sembra azzardato) affidandosi allo slogan: “la scienza è sacra”. Significa: Non fare domande. Oppure: Quando insisti a fare domande, accontentati di quello che ti raccontiamo noi e vedrai che tutto procederà per il tuo bene.

Come referente del CNR di Bari era presente il professore Pierfederico La Notte. Praticamente una garanzia. Perlomeno per i grandi interessi che si nascondo dietro le trame scientifiche della Xylella. L’unica a salvare la faccia ai Cinquestelle, facendo le domande giuste è stata una parlamentare del Veneto: Sara Cunial. Per esempio quando chiede al ricercatore, se le varietà di ulivi che vengono con grande forza propagandate come “cultivar resistenti” sono veramente resistenti al batterio. Il ricercatore risponde con un imbarazzante “sono resistenti, però si infettano”  (qui ci vorrebbe un emoji : 😆 )

Ci sarebbe da aggiungere, per noi profani, che si tratta di piante di ulivo create nei laboratori, ulivi brevettati – chi le pianta, deve pagare le royalties – che rappresentano dunque un grande affare. Per adesso si incassa, poi se si infetteranno, si vedrà. Nel frattempo il paesaggio salentino che tutto il mondo apprezza e ama sarà irrimediabilmente distrutto.

Oppure quando Sara Cunial gli chiede da quando questo batterio sarebbe presente in Puglia – visto che due ricercatrici del CNR hanno parlato di 15, oppure anche 25 anni. La presenza del batterio in Puglia è importante: se il batterio è presente già da tanto tempo – come anche costatato nell’indagine della procura di Lecce – le misure di emergenza e la fretta di distruggere gli ulivi non sono giustificate. E a questo punto il professore navigava proprio in cattive acque: “Non abbiamo ancora dati operativi” … Allora vuol dire che i provvedimenti dell’abbattimento di ulivi secolari sono basate sul nulla?

E poi non voglio privarvi di un altra chicca che riguarda la qualità scientifica delle ricerche sui quali si basano tutte le misure. Praticamente: Prove scientifiche non-scientifiche che vengono ad ogni occasione ripetuto come un mantra.

Ma anche se il professore cerca di dare il suo meglio, remando in acque torbide, rimangono i fatti: L’Efsa non è un istituto di ricerca, né pubblico né privato, ma un organismo burocratico della comunità europea. Dunque l’Efsa non può fornire prove scientifiche.

Il significato della pubblicazione di Scientific Report è molto limitato, non solo perché non è una rivista di settore – che sarebbe il settore della patologia vegetale, il che significa una  “Peer Review” molto blanda riguardando il codice etico severo delle pubblicazioni scientifiche. Ma il problema più grosso è che lo studio pubblicato su Scientific Report è basato solo su 40 piante e di conseguenza su un campione statistico molto basso, semmai si tratta di uno studio di pilota e non di una prova. La prima a scoprire gli altarini della scienza Xylellista fu Laura Margottini del Fatto Quotidiano.

Purtroppo non sono stati sentiti ancora (?) rappresentanti degli associazioni in difesa del territorio. E neanche quelli che hanno salvato gli ulivi con metodi naturali. In ogni caso possiamo sempre contare nella commissione d’inchiesta del Senato, richiesta da due senatori M5s, e firmato da 51 senatori. Forse lì possiamo finalmente sapere chi e cosa si nasconde dietro la #TruffaDellaXylella.

L’unico batterio che ha colpito il Salento (e non solo) è il batterio del neoliberalismo. Per questo non è sorprendente sapere che tre parlamentari M5s hanno chiesto ieri  il sequestro del TAP alla procura di Lecce – perché ci sono delle, chiamiamole, “irregolarità” nella valutazione dell’impatto ambientale del gasdotto, opera-feticcio dei governi precedenti e dei lobby che dovrebbe trasportare miliardi di metri cubi di gas tra spiagge meravigliose e oliveti secolari.

Un paesaggio che il mondo vi invidia.

 

Cantiere Tap


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    29. Oktober 2018

    […] veda anche il precedente articolo (“L’immacolata concezione della Xylella“) sullo stesso tema, datato settembre 2018 (quindi stesso timing di cui sopra per […]

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