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PETRA RESKI

Da quando ho descritto la bufalite della xylella, mi sono accorta che questa pericolosissima malattia infettiva si è estesa nell’intero Paese.

Focolaio a Bari, infezioni galoppanti anche all’estero

Colpisce indiscriminatamente giornalisti, politici, funzionari statali e rappresentanti di lobby e associazioni di categorie. Tracce di questa malattia sono state trovate di recente anche all’estero: in Germania, Francia e addirittura in Inghilterra e in America. All’estero però la malattia colpisce finora esclusivamente giornalisti che hanno avuto contatto con il focolaio che si presume provenga dalla città di Bari.

Xylella cerebrale, subspecie copia&incolla

La malattia è estremamente contagiosa e gli scienziati ipotizzano che il batterio si trasmetta via web (Xylella cerebrale, subspecie copia&incolla), telefonicamente e/o tramite contatto diretto (inalazione di goccioline disperse nell’aria). Le persone infette soffrono di un grave disturbo della percezione della realtà. Quando vedono un olivo, di natura generalmente innocua, gli viene subito in mente di ucciderlo. Non importa se questo ulivo ha cento oppure millecinquecento anni. Se non riescono a sradicarlo, si accontentano di tagliarlo, magari applicando una potatura così pesante da portare alla morte certa dell’ulivo.

E non gli basta uccidere gli ulivi. Vogliono anche sterminare tutti gli insetti che si avvicinano ad un ulivo, indiscriminatamente anche se si tratta di un’ape o una mosca. In particolare ce l’hanno con un insetto che si chiama sputtacchina e a quanto pare viaggia preferibilmente in auto poiché è troppo pigro per volare. Per questo il governo italiano ha pubblicato addirittura un decreto.

I medici italiani non sanno più cosa fare. Quando si avvicinano a pazienti affetti da Xylella cerebrale cercano di spiegare pazientemente che l’ulivo è di per sé una specie assolutamente pacifica, magari a volte un po’ sofferente perché cresce su un terreno praticamente sterile, con sostanza organica pari a meno dell’un per cento, maltrattato da decenni con glifosulfato, pesticidi e fungicidi, su una falda d’acqua spesso inquinata. Ma niente, i pazienti non vogliono sentire ragione e diventano violenti. Per giustificare il loro attacco, invocano la pericolosità dell’ulivo, citando un report pubblicato dall’Efsa, l’autorità europea per sicurezza alimentare. Secondo loro questo report avrebbe scientificamente provato che gli ulivi sono tutti infetti da Xylella fastidiosa e che questi siano destinati ad ammalarsi e a morire.

Prove scientifiche non-scientifiche

A questo punto, i medici cercano di spiegare con parole molto chiare che questa non può essere considerata una prova scientifica: l’Efsa non è un istituto di ricerca, né pubblico né privato, ma un organismo burocratico della comunità europea. Dunque l’Efsa non può fornire prove scientifiche. Perché nel mondo scientifico si considerano come prove scientifiche solo quelle pubblicate su riviste scientifiche internazionali.

Questa affermazione però incita i pazienti ad andare su tutte le furie. E quando i medici aggiungono che queste riviste scientifiche devono essere per forza riviste di settore, i pazienti urlano: Scientific Report! Scientific Report ha pubblicato che gli ulivi sono tutti quanti infetti! Di un batterio-killer! Anche il prof. Martelli del Cnr ha detto che il 95 percento degli ulivi sono infetti!

Pubblicazioni su Tuttoscienze

Per fortuna i medici sono dotati di una santa pazienza e cercano di calmare i loro pazienti dicendogli molto pacatamente: la pubblicazione di Scientific Report non è valida perché non è una rivista di settore. E in questo caso il settore è la patologia vegetale. Il metodo si chiama “Peer Review”. La pubblicazione di Scientific Report non corrisponde al codice etico delle pubblicazioni scientifiche.

Per rendere chiara l’idea, spiegano che uno scienziato che si occupa di noccioline non può pubblicare una sua scoperta sulla natura pacifica delle noccioline per esempio su Tuttoscienze (senza offesa a Tuttoscienze) perché Tuttoscienze non è una rivista scientifica di settore. Questo protocollo è importante perché, in caso contrario, qualsiasi persona potrebbe pubblicare qualsiasi cosa sulla natura delle noccioline su Tuttoscienze (o su Scientific Report).

Siringhe su ulivetti-baby 

Ma i pazienti sono sempre più accaniti e affondano i denti negli ulivi, per sradicarli. Sembrano vampiri. La situazione è disperata, ma i medici non si perdono d’anima. E sussurrano ai pazienti che le piante usate nei test di patologia, erano tutte piante di 8 mesi di vita, praticamente ulivetti-baby, e che l’inoculo è stato fatto su piante con una sezione vascolare di pochi micron. Insomma, era più grande l’ago della siringa che i micron della sezione vascolare, per dire.

Il primo dubbio che dovrebbe sorgere a chiunque, e che è venuto al batteriologo Mario Scortichini è quindi questo: le piante si sono ammalate per via dei tre punti di inoculo, per le ferite fatte o per il batterio? Questo aspetto, leggendo la pubblicazione sembra non sia stata verificata.

Basterebbe inoltre prendere la pubblicazione di Rodrigo Krugner, professore di Entomologia dell’University of California, tra i più autorevoli esperti di Xylella al mondo , per comprendere come è fatto un test di patogenicità, escludendo tutte le altre cause ed inferenze che possono sopraggiungere nel test.

Perché, chiedono i medici, non sono state fatti test su piante di due anni, di cinque anni, o di dieci anni per verificare la reazione, o su ulivi in pieno campo, e non in vitro o in serra?Gli ulivi che voi state uccidendo vivono in pieno campo. Dove sussistono tantissime altre complicazioni a modificare il quadro generale dell’eventuale patologia. Qualunque essa sia. In pieno campo, è un altro mondo. Ci sono diversi parassiti, ma anche tanti insetti e micro organismi utili, batteri, funghi, fitoplasmi, anellidi, nematodi, ad esempio i lombrichi che nutrno il suolo.

Ulteriori attacchi con bombolette spray

Ma quando i medici pronunciano la parola “insetti”, i pazienti li attaccano subito con delle bombolette spray di DDT. E non ascoltano neanche più quando medici cercano di spiegare che ci sono tanti patogeni – che in una terra non inquinata non sono cosi violenti come invece accade in condizioni di terra maltrattata da decenni. Anche la rogna viene da un batterio. E non è l’unico batterio che ospita l’ulivo, dicono medici. E la stessa cosa vale anche per i virus. E cosi vale pure per i funghi. (Segue ulteriore attacco con bambolette spray con veleni)

Insomma, dicono i medici, in questa pubblicazione di Scientific Report, le esclusioni non sono state verificate. Ci si è solo concentrati su un batterio escludendo tutto il resto. Quindi la Xylella è stato processato senza appello.

Ma tutto questo non ha nessun effetto sugli pazienti. Si chiudono le orecchie, urlano e continuano ad uccidere gli ulivi, mandano in aria il Salento intero.

Bambole gonfiabili

E alcuni di loro, in uno stadio alquanto progredito della malattia, sono riusciti a creare addirittura un ulivo artificiale. Che non ha niente in comune con l’olivo tradizionale, come una donna non ha niente in comune con una bambola gonfiabile. Ma ai pazienti improvvisamente piace questo ulivo artificiale proprio come ad alcuni uomini piace la loro bambola gonfiabile.

E il batterio? Che fine ha fatto il batterio? Chiedono i medici sbalorditi.

Che batterio?, chiedono  i pazienti.

IL BATTERIO, urlano i medici.

Ah, si, quello, dicono i pazienti, beh, ce l’ha anche l’ulivo artificiale.

E allora? Chiedono i medici. Non era il batterio il problema? Improvvisamente non vi disturba più?

No, dicono i pazienti. Ma non possiamo finalmente parlare di qualcos’altro? Non volete anche voi comprare un ulivo artificiale? Vi facciamo un prezzo speciale.

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