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PETRA RESKI

La traduzione del mio articolo uscito su Cicero ieri:

La Lega vuole essere la leader

DI PETRA RESKI, Venezia, 9 agosto 2019

In Italia il ministro dell’Interno e capo della Lega, Matteo Salvini, vuole trasformare la sua attuale popolarità in potere e non gradisce più essere il partner di minoranza dei Cinque Stelle. Il suo obiettivo: nuove elezioni. Mira alla carica di Presidente del Consiglio di cui è titolare Giuseppe Conte. Ora, però, questi gli rende la vita difficile

“Crisi”. In tedesco: Krise. Non esiste una parola che sia stata bistrattata così tanto dai media italiani come questa da quando è entrato in carica l’ultimo governo. Quasi a intervalli di qualche minuto. Motivo per cui sulla maggior parte degli italiani questa ha un effetto anestetizzante: “Certo, okay, crisi di governo, ma come sta andando la Juve?”

Ecco qui una breve panoramica per tutti quelli che non hanno ancora sviluppato l’anticorpo appena menzionato. Infatti: la situazione è seria, ma non grave. Il ministro dell’Interno della Lega, Matteo Salvini, vuole “incassare”, come si dice in Italia. Giacché crede che gli italiani gli abbiano fatto una promessa quando lo hanno incoronato, con il 34 per cento dei voti, come il vincitore delle Europee. Che hanno visto una scarsissima affluenza alle urne. Ora, finalmente, vuole diventare Presidente del Consiglio e non gradisce più essere controllato dall’attuale titolare della carica, Giuseppe Conte, il quale non solo lo supera in popolarità, ma gli tiene anche costantemente testa. Praticamente, è l’unico esponente del governo a farlo.

È Conte a portare i pantaloni

Peccato solo che sia Conte, come dicono così bene i bambini, quello che comanda. E che non si piega e non si dimette solo perché Salvini lo desidera così tanto. Bensì che gli fa notare che non spetta a lui come ministro dell’Interno convocare il Parlamento per votare sulla crisi di governo. Ma al Presidente del Consiglio. E costui, appunto, è Conte. Che Salvini, con parole più o meno eleganti, spinge al voto di sfiducia. In poche parole, gli ha lanciato il guanto di sfida: di fronte agli italiani, inoltre, Salvini deve assumersi la responsabilità di aver fatto cadere il governo. A fare da padrino del duello d’onore tra Salvini e Conte è il Presidente della Repubblica Mattarella, con cui Conte ha concordato ogni decisione. È al capo della Repubblica, infatti, che spetta infine la decisione se e quando il Parlamento debba essere sciolto o meno.

“Mentre Salvini era in spiaggia, noi abbiamo lavorato”, ha fatto sapere soddisfatto Conte. Un’altra umiliazione per Salvini, a cui ancora brucia la guancia per la sberla ricevuta da questi soltanto pochi giorni fa quando lo ha costretto a convocare il Senato per parlare dell’affare Russia: lo scopo doveva essere quello di fornire spiegazioni su cosa si nascondesse dietro le indagini della Procura sui presunti fondi russi finiti nelle casse della Lega. Salvini ha dichiarato di non voler partecipare alla seduta del Senato.

I Cinque Stelle sono il partner indesiderato di Salvini

È Conte, quindi, a rappresentare il vero ostacolo sulla strada di Salvini per arrivare finalmente al potere. Ovviamente Salvini vuole sbarazzarsi una volta per tutte del suo partner – ai suoi occhi – di minoranza, i Cinque Stelle, i quali sono entrati in Parlamento con il 34 per cento, ma alle Europee hanno raggiunto a malapena il 20. Cifra con cui sono stati puniti dai loro elettori per aver acconsentito, più o meno senza coraggio, alle pretese di Salvini. Alla fine, anche al suo Decreto Sicurezza bis. Sì, sì e sì hanno detto i Cinque Stelle capeggiati da un Luigi di Maio intimorito, terrorizzati com’erano dalla prospettiva di poter essere sminuiti come il partito dei no – e di offrire così a Salvini un pretesto per togliere la spina al governo. Che questi, naturalmente, ha trovato in ogni caso. In questo governo, alla fine, lo scorpione è stato Salvini. E i Cinque Stelle la rana. Che ha creduto alla promessa dello scorpione. Di non essere punta. Ma considerato che è nella sua natura di scorpione, Salvini ha infine infilzato il suo pungiglione.

Non c’è da sorprendersi che lo abbia fatto dopo il voto del Parlamento sul tratto dell’alta velocità TAV (che va da Torino a Lione), il totem delle lobby, della ’ndragheta e della Lega, il partito di Salvini. In occasione del quale, come c’era da aspettarsi, i Cinque Stelle hanno votato contro. E il resto del Parlamento si è espresso a favore. Il che la dice lunga sugli interessi della cosiddetta opposizione, di cui non fa parte solo Forza Italia, il partito del celeberrimo e attempato amico della mafia Silvio Berlusconi. Bensì anche i cosiddetti socialdemocratici, il PD. Che aveva fretta di tendere la mano a Salvini che in altre occasioni ha ]così tanto osteggiato – per appoggiare un’altra grande opera insensata che era già desueta quando è stata progettata. In modo analogo a un altro buco nero da svariati miliardi, il sistema delle paratoie contro l’acqua alta M.O.S.E, nel quale sino ad oggi sono finiti risucchiati 5,6 miliardi di euro. Senza poter aspettarci che un giorno entri in funzione.

È la questione clandestini a portare voti a Salvini

Il no dei Cinque Stelle al TAV non basta di certo come pretesto per far cadere il governo. Era tanto prevedibile quanto l’amen durante la messa. Ecco perché non si presta a essere oggetto di tweet. Ed ecco perché subito dopo Salvini ha twittato su un nigeriano nudo che si lavava per strada a Salerno. In questa occasione, tuttavia, Salvini ha dimenticato di affermare che il nigeriano arrivato illegalmente in Italia è stato spinto all’illegalità proprio dalla politica sui migranti di Salvini. E che questi non intende affatto espellerlo, visto che ha bisogno di più clandestini possibili perché gli italiani possano continuare a credere alla sua favola sull’invasione degli africani.

Cosa succede ora? Tutto è possibile. In ogni caso niente prima del 20 agosto. Le ferie, innanzitutto, sono assicurate. E successivamente? Dal punto di vista meramente organizzativo, nuove elezioni non potranno avere luogo prima della fine di ottobre, inizio novembre. E il nuovo governo non sarebbe operativo prima degli inizi di dicembre. La grande questione è: in autunno chi voterà la Legge di Bilancio? La Lega voterà un bilancio provvisorio? E cosa ne sarà del voto sul taglio dei parlamentari? 345 seggi su 900 aspettano di essere eliminati. Salvini, che per decenni ha imprecato contro la casta, ora vuole tenerli. Se la votazione dovesse aver luogo e Salvini votasse contro, questa potrebbe metterlo sotto una cattiva luce. Il che gli costerebbe voti.

Le strade per una nuova maggioranza

La strada verso nuove elezioni è quindi disseminata di filo spinato, oltretutto, infatti, ci sono ancora le consultazioni del Presidente della Repubblica. Questi non è affatto costretto a indire subito nuove elezioni, bensì può, prima di arrivare a ciò, consultare i rappresentanti dei partiti per vedere se è possibile un’altra maggioranza parlamentare. Dopotutto, i Cinque Stelle continuano, con il loro 32 per cento, ad avere la maggioranza dei voti. Assieme al PD, ovvero ai socialdemocratici che hanno ottenuto il 18,7 per cento, avrebbero i numeri per governare. E proprio il PD sarebbe stato il partner dei Cinque Stelle – se, a elezioni 2018 da poco concluse, dall’alto della poltrona di un talk show Matteo Renzi, in Germania così tanto celebrato, anzi trasfigurato nel Messia, non avesse dettato il suo “no” all’accordo. Se il PD rifiutasse questo avvicinamento, avrebbe un piccolo problema a spiegare ai suoi elettori perché non vuole impedire un governo Salvini.

In aggiunta c’è sempre la possibilità di un governo tecnico. Anche questo potrebbe rubare a Salvini del tempo prezioso per passare infine all’incasso. Come sa bene Salvini, infatti, agli italiani non piace soltanto creare i propri dei, ma anche buttarli giù dal piedistallo. La smitizzazione è una passione nazionale. Talvolta si fa attendere per decenni. Ma talaltra può essere tremendamente rapida.

Traduzione dal tedesco di Stefano Porreca

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