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PETRA RESKI

Beppe Grillo im Jahr 2015 ist der Anführer der Fünf-Sterne-Bewegung "MoVimento Cinque Stelle"

(traduzione del mio articolo pubblicato su Cicero il 5 marzo 2018)

E ancora una volta gli italiani, popolo di incorreggibili, non hanno ascoltato i buoni consigli dei corrispondenti tedeschi. Sebbene Die Welt abbia messo in guardia dal “putiferio italiano” e sapesse che la maggioranza degli italiani non vuole affatto “una partenza difficile”, sebbene lo Spiegel Online abbia agitato lo spauracchio del “clown al potere”, guidato dal capo-clown Beppe Grillo (“capelli lunghi, rugoso, barbuto, di solito deliberatamente di cattivo umore e noto per discorsi sconci portati avanti per lo più urlando, fondatore del partito e capo supremo a casa”) e abbia informato che il Movimento 5 Stelle non sa governare. Sebbene il Süddeutsche Zeitung abbia lamentato i pericoli che vengono dal “clown serissimo e rabbioso” e nel podcast del SZ si sia augurato una vittoria del partito democratico di Renzi. Tutto questo non ha potuto ostacolare il trionfo dei 5 Stelle: secondo le proiezioni elettorali il partito 5 Stelle è diventato il partito più forte con più del 32 percento –e nel sud Italia ha ottenuto persino più del 40 percento dei voti.

Nella coalizione di destra la Lega guidata da Matteo Salvini ha superato nettamente Forza Italia di Berlusconi: la Lega ha raggiunto il 18 percento, cinque percento in più di Forza Italia, guidata da un Berlusconi apparentemente molto senile. Salvini, atteggiatosi ad un Trump per i poveri, è stato ripagato per aver portato il suo partito a destra: con il suo “prima l’Italia” alla Trump, ha espresso ciò che anche molti italiani pensano.

Il PD di Renzi è il perdente con appena il 19 percento dei voti – ragione per cui persino la Repubblica, noto house organ di Renzi specula sul fatto che il PD debba essere al più presto possibile “derenzizzato” – nonostante il fatto che il Süddeutsche Zeitung ancora pochi giorni fa lodasse i grandi sforzi con cui il Partito Democratico di Renzi ha avviato le riforme per le quali però il partito, come sembra, purtroppo, purtroppo non è stato premiato dagli elettori italiani.

NESSUNO HA RAGGIUNTO IL QUORUM DEL 40 PERCENTO

Cosa succede adesso? Se tutto andrà per il verso giusto, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella dovrebbe affidare al partito 5 Stelle un incarico per la formazione del governo. Che però è ovviamente un impresa difficile. Grazie alla nuova legge elettorale, il Rosatellum che è stato imposto dalla vecchia maggioranza parlamentare, adesso è altamente improbabile che si verifichi una maggioranza parlamentare: Nessun partito, neppure una alleanza di partiti ha raggiunto il 40 percento prescritto. Come dire:
Operazione riuscita – Paziente morto.

Ora si fanno i calcoli: in maniera puramente teorica i 5 Stelle potrebbero formare un governo col Partito Democratico, nemico giurato – nel caso in cui il PD davvero si potesse derenzizzare e insieme al partito dissidente di sinistra, “Liberi e Uguali”, che si è staccato dal PD di Renzi, dovesse dichiararsi a favore di una coalizione coi 5 Stelle. La propaggine è composta da volti arcinoti, tra cui l’ex capo comunista Massimo D’Alema, da oltre quarant’anni politico di professione, che elogiò Silvio Berlusconi quale “riformatore serio” e governò in perfetta armonia con lui come presidente del consiglio. Egli si rese utile abolendo con Berlusconi la legge sui pentiti di mafia che era una spina nel fianco della mafia – dunque neanche necessariamente la prima scelta per i 5 Stelle. Inoltre: perché mettersi insieme proprio con i perdenti?

L’ATTACCO TEDESCO ALL’ITALIA CONTINUERA’

Stiamo a vedere cosa succede. Anche per quanto riguarda la stampa tedesca. Visto che l’attacco all’Italia dei media tedeschi ha una lunga tradizione e non verrà abbandonato così tanto presto. Già quando si votò nel 2013 la frase del candidato cancelliere Peter Steinbrück fu ampiamente diffusa dalla stampa: egli si dimostrò inorridito dal fatto che in Italia “hanno vinto due clown”. Sul FAZ si poteva leggere:” Tutti noi vogliamo solo condizioni stabili in Italia e, parafrasando Schäuble, politici che siano consapevoli della loro responsabilità. E se no, allora sono proprio clown.” Similmente scosso il politico del FDP Alexander Graf Lambsdorff commentò allora le elezioni italiane sul Welt: “ Viene difficile riconoscere in questo risultato la saggezza dell’elettore.” Sì, la saggezza, la saggezza, accidenti! Ma sì, certo! Evidentemente si può trovare solo nelle teste tedesche, soprattutto nelle teste degli editorialisti e dei commentatori

Noi tedeschi siamo notoriamente i migliori italiani, per cui non stupisce che due corrispondenti tedeschi di nome Tobias e Udo dai tempi della crisi dell’euro siano annoverati tra gli ospiti fissi dei talkshow italiani, dove con accento ratzingeriano (in maniera cattiva detto “accento di Sturmtruppen”) danno agli italiani lezioni di democrazia, di questioni economiche, di Europa e su come ci si deve comportare nei talkshow:” Nel nostro paese si lascia finire il discorso all’avversario.”

“TUTTO CAMBIA, AFFINCHE’ TUTTO RIMANGA COM’E’”

Da questo alto osservatorio le piccolezze vengono rapidamente perse di vista. Ad esempio che i 66 governi italiani del dopoguerra non sono espressione di volubilità mediterranea, ma la personificazione del detto tratto dal romanzo “Il Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa: “Tutto cambia, affinché tutto rimanga com’è”. I nomi dei partiti cambiano, i protagonisti rimangono gli stessi. Anche se Forza Italia di Berlusconi si è chiamata temporaneamente Popolo della Libertà, e il Partito Democratico porta il suo nome solo da quando i democratici di sinistra provenienti dal Partito Comunista nel 2007 poterono organizzarsi con gli ex democristiani dell’Ulivo e della Margherita. Ossia: chi è entrato una volta nel parlamento italiano vi rimane a sedere, finché passa ad altra vita. I governi in Italia sono cambiati, ma le facce sono da trent’anni le stesse. La parola magica della politica italiana è “Trasformismo”. Cosa che suona come una svolta, ma significa il contrario: un finto cambiamento.

Tranne il Movimento 5 Stelle, maledetto dai media tedeschi, gli altri partiti politici rispecchiano proprio questo mutamento apparente: con Silvio Berlusconi tutti sanno cosa questo significa, vale a dire imporre i propri interessi personali e quelli della propria clientela (mafiosi, evasori fiscali, massoni) e preoccuparsi dell’impunità con leggi ad personam. La sua alleanza con la Lega destroide e i “Fratelli d’Italia” è molto fragile, tanto più che l’ego di Berlusconi non potrebbe sopportare di accontentarsi del ruolo di partner minoritario di Matteo Salvini. Anche il ruolo pensato da Berlusconi per il suo ex portavoce e presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani come capo del governo è ancora molto lontano. Tajani è un camaleonte politico che con Berlusconi si è distinto per aver diffamato già in vita il procuratore antimafia Giovanni Falcone successivamente assassinato.

LA LEGA NON PRETENDE PIU’ UNA SEPARAZIONE DEL NORD

A Salvini è riuscito di far dimenticare quanto la Lega sia stata detestata dai suoi sostenitori, quando venne fuori che i suoi deputati e ministri si sentivano bene nel grembo di “Roma ladrona” e si servivano della cassa del partito. Di separatismo non parla più nessuno già da tempo nella Lega. Neanche di federalismo fiscale – il denaro rimane là dove viene guadagnato – che un tempo era apprezzato come il vello d’oro, mentre Berlusconi con l’appoggio della Lega escogitava una legge dopo l’altra per abolire il reato di falso in bilancio, per abbreviare la prescrizione per i reati di corruzione e per dichiarare i giudici di parte.
Il super-Renzi ammirato dai media tedeschi di qualità tace – anche perché le sue entrate in scena fanno più danni che le grandinate in estate, per cui viene sempre spinto in avanti lo scialbo e con ciò poco contestabile premier Paolo Gentiloni.

Visto così, non può meravigliare che molti italiani anelino a sfuggire finalmente a questo ciclo infinito. Già nel 2013 è stato così. Ma l’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, “il saggio vecchio uomo del colle del Quirinale” (Süddeutsche Zeitung) tenne in vita la grande coalizione italiana, la struttura di potere dominante tra il Partito Democratico e Berlusconi, contro la volontà degli elettori italiani: per impedire che il Movimento 5 Stelle insieme a parti del Partito Democratico votasse per Stefano Rodotà, uno spirito indipendente, padre fondatore della sinistra italiana ed esperto della costituzione italiana – Napolitano si dichiarò inaspettatamente pronto a continuare a esercitare il suo ufficio. In fondo non è stato altro che un colpo di stato silenzioso.

LA RICETTA DEL MOVIMENTO 5 STELLE E’ RIVOLUZIONARIA

Non stupisce che in queste elezioni molti italiani abbiano riposto le loro speranze nel Movimento 5 Stelle: è l’unico partito che ha rinunciato a 48 milioni di euro di finanziamenti pubblici e i cui parlamentari si sono ridotti le indennità: alla fine del periodo della legislatura i 130 parlamentari del Movimento 5 Stelle hanno versato 23 milioni di euro in un fondo per le piccole e medie imprese, grazie al quale sono state fondate 7.000 Startup.

La differenza tra i 5 Stelle e gli altri partiti italiani sta nel fatto che la corruzione o la vicinanza alla mafia per loro non è una lettera di raccomandazione. Questo può sembrare banale. Ma in Italia è rivoluzionario.

(traduzione del mio articolo pubblicato su Cicero il 5 marzo 2018)

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