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PETRA RESKI

La questione delle scorte.

Lo ha fatto di nuovo. Ormai non passa un giorno in Italia in cui il ministro dell’Interno Matteo Salvini non si concede un’altra idiozia – che non gli costa nulla, ma scalda il cuore ai suoi elettori e fa scattare ai suoi avversari un respiro agonico. Questa volta era indirizzato contro il giornalista antimafia e autore del romanzo “Gomorra”, Roberto Saviano. Salvini ha minacciato di ritirargli la sua scorta dopo una critica alla sua politica di migrazione. Lo fa in un tono che farebbe onore ai boss: “Saranno le istituzioni competenti a valutare se corra qualche rischio, anche perché mi pare che passi molto tempo all’estero. Valuteranno come si spendono i soldi degli italiani. Gli mando un bacione”

Prontamente Saviano viene investito da un ondata di solidarietà: hashtag #SavianoNonSiTocca, titolone sulla Repubblica (giornale per cui scrive Saviano), e innumerevoli dichiarazioni di sostegno – dal Parlamento Presidente Roberto Fico al procuratore antimafia Nino Di Matteo e Salman Rushdie.

A parte il dettaglio che il ministro avrebbe dovuto sapere che non è lui che decide sulla consegna o la revoca della scorta, ma il prefetto e il “comitato per l’ordine e la sicurezza”, la perfida critica della scorta ha ottenuto il suo scopo.

La mafia lo percepisce come segno di debolezza e isolamento. All’epoca di Falcone le signore della Palermo perbene si sentivano disturbate dal rumore delle sirene della sua macchina blindata. Falcone fu assassinato quando non lavorò più nel palazzo di giustizia, ma al ministero della giustizia. Per questo motivo è estremamente preoccupante che è stata revocata di recente la scorta all’ex magistrato antimafia Antonio Ingroia, nonostante il fatto che alcuni collaboratori di giustizia hanno rivelato che la mafia vuole farlo saltare in aria con venti chili di esplosivo.

La mafia non ritira mai una condanna a morte. Anche perché la mafia non dimentica mai, lo sanno tutti che l’hanno affrontata. Come magistrato, Ingroia ha ottenuto numerose condanne di boss, uomini dei servizi e politici mafiosi, tra cui Marcello Dell’Utri (attualmente in prigione), fondatore di Forza Italia e mano destro di Silvio Berlusconi.

Oggi, Ingroia difende le vittime della mafia e riceve chiamate anonime ogni giorno. La figlia del defunto capo Totò Riina, tuttavia, non ha nascosto il suo nome quando lei invano ha chiesto di parlare con Ingroia.

Non sarà stata una coincidenza che la scorta di Ingroia è stata ritirata appena dopo la sentenza sulla trattativa tra Stato e mafia: è stato Ingroia ad avviare le indagini. Salvini avrebbe dovuto prendere posizione sul perché gli è stato ritirata la scorta. Ma non lo fa, cinicamente, perché Ingroia gli porterebbe meno attenzione di Saviano. Meno mi piace, meno cuori su twitter. Non gli permetterebbe di crogiolarsi nelle accuse del fascismo. L’attenzione è l’unica valuta che conta per Salvini – a parte i voti della mafia. A cui ci si rinuncia malvolentieri.

(Traduzione del mio commento pubblicato nella TAZ)

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