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PETRA RESKI

Sono molto contenta del sostegno di Beppe Grillo per il referendum per l’autonomia di Venezia e Mestre. E in effetti si tratta di un’emergenza democratica: Perché i veneziani (e neanche i mestrini) non possono decidere autonomamente della loro sorte?

Venezia non è un centro storico, ma una città, con dei limiti ben precisi: se li superi, cadi in acqua. Mestre è una città a cui viene negato il diritto di chiamarsi città, viene solo considerato come appendice. Perché mantenere questo matrimonio forzato tra due realtà completamente diverse? Perché i veneziani non possono neanche votare il loro sindaco, visto che il numero degli abitanti di Mestre è tre volte quello di Venezia? Perché i mestrini vengono trattati come abitanti di un dormitorio, non come cittadini a cui spettano dei diritti?

La ragione è persino troppo ovvia: Grazie all’autonomia di Venezia e Mestre, gli elettori potranno anche controllare meglio i loro eletti, o diciamo meglio: i loro dipendenti.

Sarà forse questa la ragione per cui tutto una fila di politici si sono inalberati alla vista dell’imminente referendum (al 1 dicembre). Dico solo: Cacciari (l’inventore del “privatizzare Venezia”), Brunetta (si, avete letto bene: B-R-U-N-E-T-T-A!) e poi ovviamente Brugnaro, sindaco di Venezia che ha vinto il ballottaggio promettendo il referendum, promessa subito cancellata appena eletto), tutte e tre predicano l’astensione. “I cittadini se ne stiano a casa” dice Cacciari, tipo Craxi: Andate al mare.

Già questo la dice lunga. Così anche l’anima più pia capisce che bisogna votare “Si” per l’autonomia …

Qui il testo pubblicato sul blog di Beppe Grillo:

Condivido e sostengo pienamente l’appello del Comitato per l’autonomia di Venezia, per il Referendum che si terrà domenica 1 Dicembre 2019.

 

La situazione della città di Venezia, al di là della retorica di facciata, diviene di anno in anno sempre più drammatica. Numerosi ed in gran parte noti all’estero sono i problemi di natura ambientale, di conservazione architettonica, d’impoverimento del suo tessuto economico e sociale e di cattiva gestione dei flussi turistici che l’affliggono. Il più eclatante tra questi è lo scandalo del passaggio delle mega navi davanti a San Marco, da anni sotto i riflettori dell’attenzione dell’opinone pubblica mondiale. Ma nell’ombra è afflitta da un male oscuro, meno noto all’estero, e , tuttavia, causa ed effetto di tutti gli altri: Il suo spopolamento in termini di residenti.

Una perdita di abitanti che ha prodotto una vera e propria EMERGENZA DEMOCRATICA!*

Infatti quasi nessuno all’estero è consapevole del fatto che Venezia e Mestre siano amministrativamente la stessa città. Così volle il regime Fascista nel 1926. Ma all’epoca Mestre era un villaggio. Ora invece la Maggioranza abita lì, nella proporzione di 1 a 3. Per cui Venezia è priva di una autentica rappresentanza politica, il suo sindaco deve per forza di cose curare gli interessi del suo bacino elettorale che si trova in un’altra città. I Veneziani sono dunque privati dei loro diritti democratici fondamentali. Senza contare che Mestre non è solo un’altra città ma un altro mondo. Venezia e Mestre rappresentano infatti due civiltà radicalmente diverse, una su gomma e l’altra su acqua. Per un veneziano che ama la propria dimensione spazio temporale a misura di passo e di navigazione, trasferirsi a Mestre equivale al trauma culturale di un Indiano d’America costretto a lasciare le sue praterie per il Bronx.

La conseguenza principale di questa mancanza d’influenza politica sul destino della propria città è che Venezia sia totalmente alla mercè d’interessi speculativi esterni e che la sua sovranità comunale sia estremamente debole.**

Basti pensare che il comune di Venezia attuale non ha la benchè minima autorità sulle acque della sua laguna e il bacino di san Marco, la sua piazza principale. Come se il comune di Londra fosse impotente su quanto accade in Trafalgar Square. Ma non solo, quando lo stato Italiano in seguito alla grande alluvione del 1966 ha cercato negli anni di contrastare il degrado della città, molti dei fondi raccolti sono stati poi deviati per progetti in terraferma che nulla avevano a che fare con Venezia. Una truffa ai danni del contribuente italiano.

Il Comitato per l’autonomia di Venezia intende dunque restituire a Venezia la dignità di “città in sé”, riconoscendole la legittimità di tornare ad essere un Comune autonomo senza l’appendice della terraferma ma con autorità sulla sua laguna. Solo così infatti sarebbe possibile varare misure legislative necessarie per questa città unica al mondo. Il Comitato fa anche appello al sostegno concreto di tutti gli organismi internazionali pubblici e privati per la salvaguardia di Venezia, all’Unesco, alla Comunità Europea, e a tutti coloro a cui stanno a cuore le sorti di Venezia. Siamo convinti che, solo ritornando a essere una vera “Polis “, Venezia possa salvarsi.

APPROFONDIMENTI:

Perché votare SI al referendum del 1 Dicembre 2019

I 10 perchè dell’autonomia veneziana

“Veniceland e nessun epilogo all’orizzonte”, Articolo di Petra Reski 

*(come dal Venice Report dell’Università di Cambridge del 2010 pag. 11 e 21).
**(cit. ancora Venice Report pag 21)

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