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PETRA RESKI

Oggi è la giornata delle vittime della mafia e per questo sono felice di aver conosciuto Sara Scarpulla, la mamma di Matteo Vinci, il giovane biologo ucciso un anno fa  dal clan della ‘ndrangheta Mancuso con un’autobomba, suo padre Francesco sopravvisse all’assassinio gravemente ferito.

Sara Scarpulla e Salvatore Borsellino

Qui si vede Sara con Salvatore Borsellino. Sara Scarpulla è una donna che merita la nostra solidarietà – non solo a causa della perdita del figlio, ma anche perché non ha ceduto ai decenni di terrore del clan Mancuso, nonostante l’indifferenza e il silenzio di tutti.

La famiglia Vinci vive nella piccola città di Limbadi vicino a Vibo Valentia. Si tratta di un pezzo di terra che appartiene alla famiglia Vinci da secoli – e non era altro che una sfida per i mafiosi.

Il clan Mancuso è uno dei clan più ricchi  clan della ‘ndrangheta ed è strettamente alleato con i clan di San Luca (quelli coinvolti nella strage di mafia di Duisburg) e con altri clan potenti, tra cui il clan Grande Aracri – non solo attivo in Emilia (processo Aemilia) 

Sara Scarpulla und ihr Mann Francesco Vinci mit dem Foto ihres getöteten Sohnes Matteo Vinci

Poco dopo l’assassinio di suo figlio, Sara Scarpulla venne chiesto perché non si fosse arresa al terrore del clan, da che cosa prese il coraggio. E Sara ha detto: “Non lo chiamerei coraggio, noi non  facciamo altro che difendere i nostri diritti. Questa terra appartiene a noi e ai nostri antenati che non vendettero la terra per amore dei loro figli quando stavano morendo di fame. E non sono una che riceve ordini.”

Prima dell’attacco, la famiglia Vinci era già sopravvissuta a due altri attacchi, ed era rimasta gravemente ferita. Due dei ndranghetisti di quelli che hanno partecipato all’attentato sono già di nuovo in libertà. Ad oggi, la famiglia Vinci non ha guardie del corpo. E il ministro dell’Interno Salvini che si dichiara molto preoccupato per la sicurezza dei cittadini, durante le sue visite a Calabria ha preferito farsi corteggiare nei roccaforti della ‘ndrangheta  come Rosarno e San Luca, piuttosto che rendere omaggio alla tomba di un giovane calabrese, ucciso dalla ‘Ndrangheta.

Quando un ragazzo ha chiesto a Sara Scarpulla cosa potrebbero fare gli adolescenti per combattere la mafia, Sara Scarpulla non ha detto: “Devi imparare a rispettare le regole della legalità” – o un altra banalità del genere che tanti adulti dicono in questi casi. Ha detto: “Devi insegnare qualcosa ai tuoi genitori. Devi convincerli a guardare le cose in modo diverso. Perché anche i genitori possono imparare dai loro figli “.

Questo mi ha colpito profondamente.

Sara Scarpulla è la piccola signora in mezzo, accanto alla sua destra è la fondatrice della Fondazione, la professoressa Alfia Milazzo, accanto il marito di Sara, Francesco Vinci, si vede un amica della famiglia Vinci, Maria Anna Massara.

Mi sento particolarmente onorata sia di aver conosciuto Sara in occasione di ricevere il premio della Fondazione “La città invisibile” per l’edizione italiana del mio romanzo “Palermo Connection”: un’organizzazione privata senza scopo di lucro che si occupa de´i bambini di famiglie disagiate a Catania – i bambini i cui genitori sono in carcere, bambini che sono disabili o che sono a rischio di servire la mafia a causa della loro situazione familiare.

La fondazione consente ai bambini di scoprire nuove abilità e sviluppare la fiducia in se stessi attraverso corsi di musica, teatro, danza, canto o anche autodifesa – in breve: una “scuola di vita”, compresa l’orchestra Falcone&Borsellino fondata dalla fondazione. Inoltre, la fondazione offre anche corsi per genitori che vogliono sfuggire alla povertà ciclica della mafia.

Preis “Città invisibile” für Palermo Connection

Le parole incise sulla targa commemorativa si trovano ora sul mio comodino, in uno scrigno di velluto – in un insormontabile momento di blocco dello scrittore possono essi fare miracoli, così come anche la dichiarazione premio su carta pergamena:

Preisbegründung für “Palermo Connection”.

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