Carnevale a Venezia – una festa per il sindaco

Ecco la traduzione del mio commento su quello che si intende oggi sul carnevale di Venezia – uscito sulla Süddeutsche Zeitung.

« Scandalo Canal Grande «

Venezia a febbraio, Venezia a Carnevale: una città travestita da comparsa. Terribile viverci. A meno che non siate il sindaco

Di Petra Reski

Traduzione dal tedesco di Stefano Porreca

Mentre l’altro giorno, di ritorno a Venezia, mi trovavo sul Ponte della Libertà, fui sul punto di tirare il profondo sospiro di sollievo di ogni veneziano: finalmente l’acqua! Tuttavia il conforto per essere sfuggita al calcestruzzo lavato, ai semafori e agli incroci, o meglio, alla «vita in gabbia», come definiscono qui la vita nelle città soggiogate dal traffico automobilistico, durò fintantoché non vidi sventolare sopra il Canal Grande un mega manifesto. Pubblicizzava il Carnevale, al via questo weekend, e capii che avevamo nuovamente toccato il fondo.

«Take your Time for the Original Signs» è il titolo roboante del Carnevale 2023. Incomprensibile per chiunque. Poco importa. L’anno scorso i seguaci della kermesse si si attennero allo slogan criptico «Remember the Future», ma ne siamo tutti consapevoli: alla fin fine lo scopo è sempre quello di fare cassa con Venezia.

Nei giorni clou 150mila turisti si trovano faccia a faccia con i 50mila abitanti scarsi di Venezia

Venezia a Carnevale è una città in stato d’assedio. Una città travestita da comparsa che viene fotografata da migliaia di persone prive di travestimento. Nei giorni clou 150mila turisti si trovano faccia a faccia con i 50mila abitanti scarsi di Venezia – perlomeno con coloro che non si sono dati alla fuga, visto che tutto quel che caratterizzava il Carnevale di un tempo (teatro d’improvvisazione nei campi, ballerini e musicisti per le calli) è già stato stroncato decenni fa dalla morsa della commercializzazione.

Alcuni ricordano ancora come intorno al 1979 i giovani veneziani fecero risorgere il Carnevale della loro città: spontaneità, fantasia e goliardia come antidoto agli anni di piombo, a quel periodo del terrore quando tutt’Italia viveva nella paura. La macchina di Venezia non era ancora stata inventata, in inverno gli alberghi e i ristoranti abbassavano le saracinesche e la normale vita di tutti i giorni non era ancora stata annientata.

Il consiglio di Luigi Brugnaro al suo popolo

Non passò però molto tempo prima che i proprietari degli alberghi ne scoprissero i benefici. Ben presto fu la holding di Berlusconi Fininvest ad assumere la gestione della festa, finché il Comune di Venezia, amministrato dal «sindaco filosofo» Massimo Cacciari, rivendicò per sé la macchina da soldi e ne affidò l’organizzazione a Vela, il braccio operativo della città responsabile degli eventi. Il resto è storia.

Vela commercializza tutte le festività tradizionali di Venezia, dal Carnevale alla Regata storica fino al Redentore – un tempo la festa più amata dai veneziani. Oggigiorno il bacino di San Marco viene invaso dai lancioni Gran Turismo provenienti da Jesolo e Punta Sabbioni e la città viene travolta.

A costituire l’unico ostacolo allo sfruttamento indisturbato di Venezia sono i veneziani superstiti. Il sindaco imprenditore Luigi Brugnaro vorrebbe sbarazzarsene: «Se uno non vuole la confusione e non ha voglia di divertirsi, vada ad abitare in campagna e non a Rialto o in altre zone centrali di Venezia».

Non sono i veneziani a eleggere il sindaco

Per i veneziani ci sono solo due possibilità per superare indenni il Carnevale: recarsi fuori città o non mettere piede fuori dalla porta. Occorre tuttavia procurarsi con sufficiente anticipo un kit di sopravvivenza, in caso contrario, infatti, potrebbe accadere quel che è successo l’anno scorso agli abitanti di Cannaregio, i quali durante la sfilata d’acqua in Rio di Cannaregio non poterono uscire di casa, né farvi rientro, visto che le calli erano intasate di invasati dai festeggiamenti.

Ora qualcuno potrebbe obiettare: okay, se la situazione è così insostenibile, perché i veneziani non si oppongono? A partire dal fascismo Venezia è vittima di un matrimonio forzato con la terraferma: nella Venezia insulare vivono a malapena 50mila abitanti, nelle zone di terraferma, invece, 178mila. Quando è ora di eleggere il sindaco, a eleggerlo non sono i veneziani, ma gli abitanti della terraferma, che vivono del turismo di massa di Venezia ma non devono subirne gli effetti.

Ben cinque volte i veneziani hanno tentato con dei referendum di sottrarsi a quest’unione forzosa, ben quattro volte sono stati messi in minoranza dagli abitanti della terraferma. E l’ultima volta la consultazione è stata perfino dichiarata nulla. Tutti i sindaci veneziani difendono il bizzarro progetto della Grande Venezia alla stregua del dogma della verginità di Maria – senzail matrimonio forzato con Venezia, difatti, si prosciugherebbero anche tutti i fondi utili per governare la città dalla terraferma: fondi che sono pensati per la tutela di Venezia, ma finiscono nei marciapiedi di Mestre.

Venezia è la gallina dalle uova d’oro – non solo per le compagnie crocieristiche e Airbnb, ma anche per il sindaco in persona. Grazie ai suoi contatti, è riuscito a ottenere di poter gestire a titolo gratuito fino al 2051 la Scuola Grande della Misericordia, costruita dall’architetto del Rinascimento Sansovino – a fronte degli undici milioni di euro che sostiene di aver speso per restaurarla e avrà già recuperato affittandola per eventi. Per esempio per il ballo più costoso del Carnevale, il Ballo del Doge, dove per 5mila euro ci si può sedere al Jubilee Table o per la misera somma di 800 euro è consentito dare un’occhiata all’After party.

Il volo dell’angelo, quest’anno in terraferma

E poiché questo sindaco col fiuto per gli affari sa che oggi non c’è più nulla di prezioso dei dati, il Carnevale viene allargato all’universo digitale. Chi indossa virtualmente una maschera, affida al «cervello digitale» di Venezia i suoi più riposti segreti: la Smart Control Room è specializzata nel rilevare dati dagli smartphone connessi automaticamente alle celle telefoniche e con la geolocalizzazione attivata, dai sensori e dalle videocamere di sorveglianza con riconoscimento facciale.

Quest’anno il tradizionale Volo dell’Angelo, al pari di altre manifestazioni, si terrà a Mestre, che con i suoi hotel a mo’ di silos ha lo stesso charme di un sobborgo sovietico. Un cambio di scenario logico, visto che «il futuro del Comune non è Venezia, è Mestre dove c’è la gente che vive», stando alle parole del primo cittadino di Venezia.

Noi veneziani estinti a Carnevale non possiamo neppure indossare i panni di zombi che camminano dato che camminare per le calli è impossibile. La cosa migliore sarebbe spostare tutta la kermesse nel paese di Mogliano Veneto, nella piatta campagna dove il sindaco vive dentro la sua villa.

Helau!