24. Februar 2012

L’affare Wulff. Visto dall’Italia.

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In memoriam Vincenzo Consolo. Il viaggio che non finisce mai.

21. Januar 2012

Oggi é morto a Milano lo scrittore Vincenzo Consolo. Mi ricordo quando l’ho incontrato in un pomeriggio per puro caso sulla terrazza del Hotel Palace a Palermo. Diceva: “Si, torno sempre nella mia Itaca ma ogni volta vedo che qualche cosa della mia Itaca scompare. Ma, scompaiono tante cose, d’altra parte questo è fatale, niente rimane fermo, niente rimane cristallizzato, tutto scorre, tutto si trasforma. Il desiderio di chi è andato via è che le trasformazioni siano sempre in senso progressivo e che non siano semplicemente una perdita, e allora il dolore è nel vedere, nel fatto che le trasformazioni sono spesso perdite, si vorrebbe che non fossero perdite, che fossero, che fossero piuttosto arricchimenti e non perdite. Ma questo avviene in Sicilia come avviene in ogni parte del mondo, oggi io credo che veramente, siamo tutti “Ulissidi” nel senso che in questo nostro mondo, abbiamo perso i nostri punti di riferimento, abbiamo perso le nostre Itache, abbiamo perso la nostra isola di ritorno, e quindi siamo costretti in questo nostro mondo di oggi ad una perenne erranza, siamo sempre pronti a ripartire per un viaggio che non finisce mai.”

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23. Dezember 2011

Buon Natale

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Per quanto riguarda la mafia in Germania

7. Dezember 2011

La casa editrice tedesca Droemer ha annunciato ricorso alla corte costituzionale tedesca per la censura del mio libro “Santa Mafia”.

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Rita

26. November 2011

Un ricordo di Rita Atria. Grazie a Isabella Borghese per l’intervista!

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10. Oktober 2011

“Abbiamo oggi una mafia più civile e una società più mafiosa. Una mafia sempre più in giacca e cravatta e una società che cambiandosi abito troppe volte al giorno sceglie il travestimento. Insomma, abbiamo interi pezzi di società che hanno ormai introiettato i modelli comportamentali dei mafiosi. E lo si vede in tutti i campi.”

Antonio Ingroia

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Rita Atria.

26. September 2011

Oggi esce il mio libro Rita Atria- in italiano, nella casa editrice Nuovi Mondi. Per me è un pò come un cerchio che si chiude. Qui la mia introduzione per l’edizione italiana:

La storia di Rita Atria è stato il mio primo libro. Avevo paura di rileggerlo. Temevo di scoprire che non reggeva il confronto con la realtà contemporanea. Temevo di scoprire un mondo che non ha più niente a che fare con l’Italia di oggi. Invece è successo il contrario. Rileggendo la storia di Rita a distanza di quasi vent’anni, sono rimasta turbata dalla sua attualità. Anzi, a fine lettura avrei desiderato poter dire: grazie a Dio questo libro non è più attuale, oggi tutto è diverso, è incredibile quanto l’Italia sia cambiata! Mi sarebbe piaciuto vivere in un paese che non ha più niente a che fare con quello in cui nel 1992 la mafia fece saltare in aria i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Mi auguravo che la vicenda di Rita Atria facesse ormai parte della storia, speravo che questa giovane ragazza coraggiosa fosse divenuta un esempio per molti altri. Avrei voluto che un numero sempre maggiore di pentiti di mafia fosse riuscito a lacerare la rete del crimine organizzato che strangola questo paese.

Purtroppo, è vero il contrario. Oggi i pentiti sono merce rara. Voltare le spalle allamafia conviene sempre meno, perché la legge sui collaboratori di giustizia, l’arma più forte nella lotta contro questo cancro che ha divorato l’Italia quasi per intero, è stata disinnescata. Ed è solo una delle molte leggi contro la mafia che a poco a poco sono state rese inefficaci. Così i collaboratori di giustizia sono sempre meno e si sentono sempre più isolati.

E il coraggio dei pochi “testimoni di giustizia”, di persone come Piera Aiello e Rita Atria che non hanno avuto paura di denunciare i delitti mafiosi nel loro ambiente d’origine, non viene certo ricompensato. Nel 1993, quando ho scritto il libro, tutti coloro che testimoniavano contro la mafia venivano chiamati indifferentemente “collaboratori di giustizia”. Solo nel 2001 si è cominciato a distinguere tra i pentiti di mafia e chi, come Rita e Piera Aiello, non si è mai macchiato di alcuna colpa – tranne forse quella di credere fermamente nella verità e nella giustizia – e che da allora viene definito “testimone di giustizia”.

Credere nella verità e nella giustizia sembra infatti quasi una colpa: mentre i pentitivengono almeno premiati con sconti di pena – per quanto ormai sempre più ridotti – c’è poca considerazione per l’operato dei “testimoni di giustizia”, che pagano cara la loro fede: come è accaduto a Piera Aiello e Rita Atria, devono lasciare il paese d’origine, la famiglia, sono costretti a vivere sotto falso nome e spesso non ricevono un’adeguata protezione. Lo Stato italiano o, per essere più precisi, il Ministero degli Interni competente per i “testimoni di giustizia” e per i “collaboratori di giustizia”, si serve delle loro dichiarazioni. E non di rado, dopo che hanno testimoniato, li lascia in balia di se stessi.

Piera Aiello ha pagato a caro prezzo l’amore per la giustizia e la verità. È ancora costretta a vivere nascosta, mentre gli assassini di allora sono liberi da molto tempo. La ringrazio per avermi donato, all’epoca, il suo tempo e la sua fiducia. E qui “donare” va inteso alla lettera, perché Piera non ha mai ricevuto niente in cambio, né allora né oggi. La sua storia l’ha donata a tutti noi. Perché crede nella verità e nellagiustizia.

Perché ci crede ancora.

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Grazie

7. September 2011

a Lankelot e  a Monnalisa! Mi sento onorata della bella recenzione di “Sulla strada per Corleone”!

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L’uomo è cattivo.

31. August 2011

Venezia al momento consiste di meduse. Ops, l’ha fatto di nuovo. E della mostra del cinema. Oggi ho visto il nuovo film di George Clooney che porta il titolo criptico di “Le idi di marzo” (i colleghi della stampa quotidiano sono cosi veloci, poco fa erano ancora con me in coda, già hanno scritto.) Per tutti che non sanno cosa sarebbero Le idi di marzo: grazie a Wikipedia). Dramma politico lo chiamano i colleghi, vorrei dire piuttosto: dramma per teatro da camera. Anche se il film é stato girato in grattacieli, autobus e camere d’albergo. In sostanza tratta del fatto che la politica è un affare sporco. L’ha già detto mio nonno. Ma nonostante, ho pensato a lungo al film. Forse perché ho ​​visto così tante parallele alla lotta anti-mafia. Agenti doppi ovunque. Eroi finti. L’uomo è cattivo.
Ma non è una ragione per lasciar perdere.
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La mafia in Avanti

2. Juli 2011

Intervista di “Avanti” – “Sulla strada per Corleone”

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